FilarCHECK Ag ELISA
Kit ELISA per la ricerca dell’antigene di Dirofilaria immitis
Questo kit è basato sulla tecnica immunoenzimatica ELISA a doppio anticorpo monoclonale per la ricerca dell'antigene di Dirofilaria immitis in campioni di siero o plasma di cane.
Negli ultimi anni la comprensione dei meccanismi patogenetici alla base della filariosi cardiopolmonare, causata dal parassita Dirofilaria immitis, ha subito una profonda evoluzione.
Oggi il danno vascolare non viene più interpretato esclusivamente come una conseguenza meccanica dovuta alla presenza dei parassiti adulti, allo sfregamento sulle pareti vascolari o all'ostruzione del flusso sanguigno. Le più recenti evidenze scientifiche dimostrano infatti che D. immitis è in grado di interagire attivamente con l'endotelio vascolare, modulandone le funzioni a proprio vantaggio e innescando una complessa cascata di eventi immunologici e infiammatori responsabili dello sviluppo della patologia clinica.
Di seguito sono illustrati i più recenti progressi nella comprensione dell'immunopatogenesi della Filariosi.
1.Rimodellamento vascolare attivo: angiogenesi e fibrinolisi
L'endoarterite proliferativa rappresenta la lesione patognomonica della filariosi, ma i meccanismi che la innescano sono stati chiariti solo di recente. Attraverso il rilascio di antigeni escretori-secretori (ES), Dirofilaria immitis è in grado di modificare il microambiente vascolare, favorendo condizioni che ne permettono la sopravvivenza e contribuendo allo sviluppo delle alterazioni patologiche.
- Modulazione della fibrinolisi: Per contrastare la formazione di coaguli che potrebbero ostacolarne la permanenza nei vasi sanguigni, D. immitis secerne proteine (come l'actina e la fruttosio-bisfosfato aldolasi) in grado di legare il plasminogeno dell'ospite favorendone l'attivazione a plasmina Tale meccanismo rappresenta un vantaggio per il parassita, poiché limita la formazione di strutture trombotiche intorno agli adulti. Tuttavia, la stimolazione cronica di del sistema fibrinolitico favorisce la degradazione della matrice extracellulare e stimola la proliferazione e migrazione delle cellule muscolari lisce vascolari, contribuendo alla progressione dell'endoarterite proliferativa.
- Induzione dell'angiogenesi: Gli antigeni ES di D. immitis possono indurre la sintesi di fattori pro-angiogenetici, tra cui il fattore di crescita dell'endotelio vascolare (VEGF). L'attivazione persistente dell'endotelio favorisce la formazione di strutture vascolari anomale simili a pseudo-capillari e altera la normale permeabilità dei vasi. Nel tempo, le cellule endoteliali, stimolate in modo cronico, possono perdere la loro organizzazione funzionale, contribuendo all'ipertensione polmonare associata alla filariosi cardiopolmonare.
2.Il ruolo di Wolbachia: Il "nemico interno" e la risposta infiammatoria
La scoperta dell'endosimbionte batterico Wolbachia pipientis ha cambiato radicalmente la comprensione della filariosi cardiopolmonare, evidenziando come la patogenesi della malattia non sia determinata solo dal nematode, ma derivi da una complessa interazione tra tre protagonisti: l'ospite, D. immitis e Wolbachia.
- Amplificazione del danno endoteliale e polmonare: La morte delle microfilarie o dei parassiti adulti sia in modo naturale sia a causa del trattamento adulticida), determina il rilascio nel circolo sanguigno di elevate quantità di Wolbachia e dei suoi componenti antigenici. Questi prodotti batterici, riconosciuti dal sistema immunitario dell'ospite, inducono una marcata risposta infiammatoria, caratterizzata dal rilascio di mediatori pro-infiammatori. Tale reazione aggrava il danno endoteliale e del tessuto polmonare, favorendo fenomeni di infiammazione locale e un aumentando la predisposizione alla formazione di trombi.
- Danno Renale (Glomerulonefrite): L'infiammazione sistemica indotta da Wolbachia e dagli antigeni di Dirofilaria immitis può causare la formazione e la deposizione di immunocomplessi a livello dei glomeruli renali, causando proteinuria, riduzione della funzionalità renale e sviluppo di glomerulonefrite, in particolare di tipo membranoso che possono assumere un ruolo determinante nella prognosi e nella gestione clinica dei pazienti affetti.
3.La nuova frontiera nella stadiazione: i biomarcatori sierologici
L'evoluzione delle conoscenze sui meccanismi patogenetici della filariosi cardiopolmonare ha portato all'identificazione di biomarcatori molecolari come importante supporto nella stadiazione della malattia, poiché consentono di rilevare alterazioni funzionali e processi patologici in fase iniziale, spesso prima che siano evidenziabili attraverso metodiche di imaging tradizionali come l'ecocardiografia o l'esame radiografico del torace.
- Endotelina-1 (ET-1): È uno dei marcatori più precisi per valutare la presenza e la gravità dell'ipertensione polmonare nel cane. Livelli elevati di ET-1 indicano una vasocostrizione attiva e un rimodellamento in corso, e possono persistere anche mesi dopo l'eliminazione dei parassiti.
- NT-proBNP e Troponina I (cTnI): Questi biomarcatori cardiaci non indicano solo un coinvolgimento cardiaco, ma riflettono forniscono informazioni sul grado di stiramento miocardico (NT-proBNP) e di danno/necrosi delle cellule muscolari cardiache (Troponina I) causati dal sovraccarico ventricolare destro nelle infezioni croniche.
- D-dimero e Proteina C-Reattiva (CRP): Il D-dimero è diventato il parametro d'elezione per monitorare il rischio di tromboembolismo polmonare specialmente in corso di terapia adulticida. La CRP, invece, è invece un importante indicatore dello stato infiammatorio sistemico: i suoi livelli sono correlati alla gravità della malattia e al grado di ipertensione polmonare, fornendo informazioni sull'attività dell'endoarterite e sulla risposta infiammatoria dell'organismo.
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La filariosi cardiopolmonare nel cane si manifesta generalmente in modo molto subdolo e non sempre i segni clinici sono facilmente visibili; come esposto nel paragrafo precedente, infatti, prima che i parassiti si insedino nel cuore e nelle arterie polmonari dell'animale, passeranno circa quattro mesi; passerà poi ancora del tempo prima che i parassiti raggiungano una quantità tale da causare una sintomatologia evidente.
Affaticamento, scarso appetito, difficoltà a respirare sotto sforzo
Talvolta si ha anche vomito cronico intermittente.
In una fase più avanzata si possono notare:
- calo di peso
- incremento della frequenza respiratoria
- tosse
- eritrocitopenia (riduzione del numero dei globuli rossi)
- incremento del volume addominale
- insufficienza cardiaca destra
- epistassi (perdite di sangue dal naso)
- formazione di tromboemboli
- alterazione della funzionalità polmonare.

