MalasseziaKit
Test microbiologico rapido per l’identificazione delle Malassezie
MALASSEZIAKIT è test microbiologico rapido per la determinazione della presenza di diverse specie di Malassezia in campioni di peli e/o cerume di cane e gatto.
La citologia cutanea e auricolare rappresenta il principale strumento diagnostico per la valutazione delle infezioni sostenute da Malassezia nel cane e nel gatto. Tecniche semplici e rapide, come il tape stripping, l'impronta cutanea o il tampone auricolare, consentono di evidenziare la presenza dei lieviti e di impostare tempestivamente il trattamento.
Tuttvia, nei pazienti con dermatiti od otiti croniche, recidivanti o scarsamente responsivi alla terapia, la sola citologia può non essere sufficiente a fornire tutte le informazioni utili per una gestione ottimale del caso. In questi contesti, l'esame microbiologico mediante coltura e, quando indicato, l'identificazione della specie e la valutazione della sensibilità agli antimicotici rappresentano un importante complemento diagnostico.
1.L'identificazione a livello di specie
L'esame citologico permette di documentare la presenza di lieviti compatibili con il genere Malassezia, ma non consente di identificarne con certezza la specie. Per molti anni si è ritenuto che Malassezia pachydermatis, specie non lipido-dipendente, fosse l'unica di reale interesse clinico negli animali da compagnia.
- Specie lipido-dipendenti: Le moderne metodiche microbiologiche colturali che utilizzando terreni specifici (come il terreno del test MalasseziaKit) hanno dimostrato che, soprattutto nel gatto e, più raramente, nel cane, possono essere isolate anche altre specie di Malassezia, comprese alcune specie lipido-dipendenti, tra cui M. sympodialis, M. furfur, M. globosa e M. nana.
- Impatto Clinico: L'identificazione a livello di specie può essere ottenuta mediante coltura su terreni selettivi e, quando necessario, confermata con metodiche avanzate di identificazione microbiologica. La caratterizzazione a livello di specie può risultare utile in casi selezionati, soprattutto quando il decorso clinico è atipico o la risposta terapeutica è insoddisfacente.
2.Dal semplice isolamento alla caratterizzazione del ceppo
La presenza di Malassezia sulla cute non equivale necessariamente a malattia. Questi lieviti fanno parte del normale microbiota cutaneo e la loro proliferazione patologica dipende dall'interazione tra il microrganismo, la barriera cutanea e numerosi fattori predisponenti, quali allergie, endocrinopatie o alterazioni dell'ambiente cutaneo.
- Fattori di virulenza: Le moderne tecniche microbiologiche consentono di approfondire alcune caratteristiche biologiche dei ceppi isolati, tra cui la produzione di enzimi extracellulari (lipasi, fosfolipasi, proteinasi). Questi fattori di virulenza contribuiscono all'alterazione della barriera epidermica, all'infiammazione locale e alla persistenza delle lesioni cutanee.
- Il biofilm: una possibile causa delle forme croniche. Studi microbiologici recenti hanno dimostrato che M. pachydermatis è in grado di organizzarsi in biofilm, una matrice extracellulare prodotta dai microrganismi che aderisce alla superficie cutanea o al condotto uditivo e nella quale i lieviti rimangono inglobati. Questa struttura può limitare la penetrazione degli antimicotici, aumentare la tolleranza ai trattamenti, favorire la persistenza dell'infezione e contribuire alle recidive cliniche.
Bibliografia
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- Bond, R., et al. (2020) Biology, diagnosis and treatment of Malassezia dermatitis in dogs and cats Clinical Consensus Guidelines of the World Association for Veterinary Dermatology. Vet Dermatol. 31(1):28-74.
- Cafarchia, C., et al. (2012) In vitro antifungal susceptibility of Malassezia pachydermatis from dogs with and without skin lesions. Veterinary Microbiology, 155(2-4), 395-398.
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Guillot, J., et al. (1998) Usefulness of modified Dixon's medium for quantitative culture of Malassezia species from canine skin. J Vet Diagn Invest. 10(4):384-6.
Nell'ambito della diagnostica dermatologica veterinaria, l'esame citologico rimane il primo strumento per evidenziare la presenza di lieviti grazie a colorazioni rapide, come Diff-Quik® o blu di metilene. Tuttavia, al fine di approfondire l'indagine microbiologica, la coltura rappresenta il metodo tradizionale per confermare la crescita del microrganismo e ottenere maggiori informazioni sulla sua identità.
L'introduzione dei terreni di coltura cromogenici ha rappresentato un'importante evoluzione diagnostica. A differenza delle comuni colorazioni citologiche, questi terreni sfruttano specifiche reazioni biochimiche per differenziare i microrganismi durante la crescita, offrendo un'identificazione presuntiva rapida e facilmente interpretabile.
1.Il colore come indicatore dell'attività metabolica
Nei terreni di coltura tradizionali, come il Sabouraud Dextrose Agar (SDA), le colonie di Malassezia presentano generalmente un aspetto simile, con colorazione bianco-crema e morfologia poco differenziabile.
- I terreni cromogenici: Contengono substrati cromogenici che vengono metabolizzati da specifici enzimi prodotti dai microrganismi. L'idrolisi di questi substrati libera composti colorati che si accumulano nella colonia, rendendo possibile una distinzione visiva tra differenti profili metabolici.
- Il colore per interpretare i risultati: Il colore delle colonie rappresenta un indicatore biochimico, utile per orientare l'identificazione delle specie più frequentemente isolate in ambito veterinario. È importante sottolineare che il colore costituisce un criterio di identificazione presuntiva e deve essere interpretato nel contesto delle caratteristiche morfologiche, cliniche e, quando necessario, confermato mediante metodiche di identificazione avanzate.
2.Maggiore capacità di riconoscere colture miste
Uno dei principali vantaggi dei terreni cromogenici è la possibilità di evidenziare la presenza contemporanea di microrganismi con differenti caratteristiche metaboliche.
- Colture convenzionali: Le colonie appartenenti a specie diverse possono presentare un aspetto molto simile oppure una crescita predominante può mascherare microrganismi meno rappresentati.
- Terreno cromogenico: Le eventuali differenze biochimiche/enzimatiche possono tradursi nella comparsa di colonie con colorazioni differenti, facilitando il riconoscimento di una possibile coltura mista. Questo tipo di utilizzo rappresenta un importante supporto per il microbiologo, poiché la presenza di specie diverse può influenzare l'interpretazione clinica e orientare eventuali approfondimenti diagnostici.
3.Riduzione dei tempi decisionali
Tradizionalmente, l'identificazione delle specie di Malassezia richiedeva diverse metodiche come la spettrometria di massa (MALDI-TOF MS) o tecniche di biologia molecolare, e test biochimici specifici.
- Diagnosi rapida: L'impiego di un terreno cromogenico permette di ottenere, già dopo 48–72 ore di incubazione, una prima indicazione sulla possibile identità del microrganismo, riducendo i tempi necessari per l'inquadramento microbiologico.
Bibliografia
- Cabañes, F. J. (2014). Malassezia yeasts: how many species infect humans and animals?. PLoS Pathogens, 10(2):e1003892.
- Cafarchia, C., et al. (2011) Advances in the identification of Malassezia. Mol Cell Probes. 2011 Feb;25(1):1-7.
- Kaneko, T., et al. (2007) Revised culture-based system for identification of Malassezia species. J Clin Microbiol. 45(11):3737-42.
Questa dermatite è causata da un lievito appartenente al genere Malassezia. Tutte le specie di Malassezia sono lipo-dipendenti, ad eccezione di Malassezia pachydermatis, che è generalmente lipofilo. La Malassezia pachydermatis è la specie più comunemente presente nelle mucose e sulla pelle di gatti e soprattutto di cani. Questi lieviti fanno parte della normale microflora cutanea e la sua sovracrescita può diventare patogena in determinate condizioni che portano ad un cambiamento del microclima cutaneo favorevole alla loro replicazione, causando otite esterna e grave dermatite pruriginosa.
La dermatite da Malassezia è tipicamente pruriginosa ed eritematosa; lesioni secondarie come alopecia, escoriazioni, placche seborroiche, lichenificazione, sono comuni e in questi casi non è possibile distinguere una dermatite da Malassezia da una piodermite da stafilococco se non con esami specifici. La dermatite può essere localizzata (orecchio, muso, spazi interdigitali, zona anale) o generalizzata.
L'otite da Malassezia porta prurito alle orecchie, scuotimento della testa, il cerume è abbondante ed ha una consistenza poltigliosa, di colore bruno con un forte odore di rancido.
La diagnosi è complicata perché l'infezione da Malassezia spesso è concomitante alle malattie che ne costituiscono la diagnosi differenziale come: atopia, allergia alle pulci, reazioni avverse al cibo, piodermite superficiale, parassiti esterni, neoplasie, endocrinopatie ed altri disordini di tipo metabolico che possono promuoverne la sovra crescita.
Altri fattori predisponenti sono costituiti dalla razza (cani: WHWT, Basset Hound, Maltese, Cocker, Barboncino, gatti: Sphynx, Devon Rex, Persiano), da clima umido e stagioni calde, dalla presenza di pieghe cutanee e da alterazioni dello strato corneo.

