FIVCHECK Ab ELISA
Kit ELISA per la ricerca degli anticorpi contro il virus dell’immunodeficienza felina
Questo kit è basato sulla tecnica immunoenzimatica ELISA indiretta per la ricerca degli anticorpi anti-FIV in campioni di siero o plasma di gatto.
Rispetto a SNAP, FIVCHECK Ab ha mostrato una concordanza del 100%, con una sensibilità del 100% (intervallo di confidenza (IC) al 95%: 88,5% – 100%) e specificità (IC al 95%: 94,0% – 100%), e al 100% con INgezim FIV e al 92,2% con VetLine FIV. L'accuratezza e la precisione intra- e inter-test hanno fornito coefficienti di variazione inferiori al 10%.
Il nuovo test ELISA FIVCHECK Ab è un test semplice e rapido che identifica correttamente i campioni positivi e negativi al FIV sia con lettura visiva che strumentale.
Riferimenti bibliografici:
- A NEW RAPID INDIRECT ELISA TEST FOR SEROLOGICAL DIAGNOSIS OF FELINE IMMUNODEFICIENCY
Irene Ferrero(1), Paolo Poletti(1), Enrica Vittoria Giachino(1), Paola Dall'Ara(2), Joel Filipe(2)
(1) Agrolabo S.p.A, Research And Development, Scarmagno (TO), Italy, (2) Università degli Studi di Milano, Medicina Veterinaria E Scienze Animali, Lodi, Italy
48th World Small Animal Veterinary Association Congress and 28th FECAVA Eurocongress - A New Rapid Indirect ELISA Test for Serological Diagnosis of Feline Immunodeficiency
Irene Ferrero(1), Paolo Poletti(1), Enrica Giachino(1), Joel Filipe(2) and Paola Dall'Ara(2)
(1) Agrolabo S.p.A., 10100 Scarmagno, Italy
(2) Department of Veterinary Medicine and Animal Sciences, University of Milan, 26900 Lodi, Italy
Veterinary Sciences, Vet. Sci. 2025, 12, 89
https://doi.org/10.3390/vetsci12020089
Per molti anni il virus dell'immunodeficienza felina (FIV) è stato descritto come il "corrispettivo felino dell'HIV", concentrando l'attenzione soprattutto sulla fase finale della malattia, caratterizzata dalla progressiva compromissione del sistema immunitario.
Tuttavia, recenti conoscenze sull'immunopatogenesi hanno rivelato che il non agisce semplicemente distruggendo le cellule immunitarie: il virus sfrutta l'attivazione stessa del sistema immunitario per replicarsi e persistere nell'organismo. Il virus prospera in uno stato di infiammazione cronica, trasformando la risposta immunitaria in un vantaggio per la propria sopravvivenza.
1.Il ruolo dei recettori CD134 (OX40) e CXCR4
Uno dei progressi più importanti nella comprensione del FIV riguarda il meccanismo con cui il virus entra nelle cellule bersaglio.
- A differenza dell'HIV, che utilizza il recettore CD4, il FIV sfrutta principalmente il recettore CD134 (OX40), espresso sui linfociti T solo quando questi vengono attivati per rispondere a un'infezione. Questo rappresenta un vero e proprio paradosso biologico. Ogni volta che il gatto affronta un'infezione comune, un'infiammazione orale o un altro stimolo immunitario, aumenta il numero di linfociti che esprimono CD134. Di conseguenza, il virus dispone di un maggior numero di cellule suscettibili all'infezione e può replicarsi con maggiore efficienza. In pratica, più intensa è l'attivazione del sistema immunitario, maggiori sono le opportunità di diffusione del FIV
2.L'esaurimento dei linfociti T (T-Cell Exhaustion) e la via PD-1/PD-L1
Perché nella fase cronica asintomatica il gatto ha ancora linfociti T, ma questi non riescono a debellare il virus? La risposta risiede nel fenomeno di "esaurimento dei linfociti T" (T-Cell Exhaustion).
- L'esposizione cronica e costante agli antigeni virali porta i linfociti T (specialmente CD8+ citotossici che dovrebbero uccidere le cellule infette) a uno stato di profondo esaurimento e progressiva inattività funzionale. A livello molecolare, queste cellule esprimono in quantità elevate il recettore PD-1 (Programmed Death-1). Quando PD-1 interagisce con il suo ligando PD-L1, viene trasmesso un segnale inibitorio che riduce drasticamente la risposta immunitaria. I linfociti non vengono eliminati, ma diventano funzionalmente "silenti": producono meno citochine e perdono la capacità di distruggere le cellule infette. La comprensione del ruolo della via PD-1/PD-L1 rappresenta uno dei più importanti avanzamenti nella ricerca sul FIV, dove gli inibitori dei checkpoint immunitari sono utilizzati per riattivare la risposta delle cellule T.
3.I 'serbatoi' virali e i 'santuari' anatomici
Una delle principali sfide nella gestione dell'infezione da FIV è rappresentata dalla capacità del virus di instaurare una persistenza a lungo termine nell'organismo (serbatoio).
- Come tutti i retrovirus, il FIV converte il proprio materiale genetico da RNA a DNA e lo integra stabilmente nel genoma delle cellule infette, formando il cosiddetto provirus. Quando questa integrazione avviene nei linfociti T della memoria, cellule normalmente quiescenti e poco attive dal punto di vista metabolico, il virus può rimanere in uno stato di latenza per lunghi periodi. In questa fase il FIV produce poche o nessuna proteina virale, diventando di fatto invisibile sia al sistema immunitario sia ai trattamenti antivirali. Studi recenti hanno dimostrato che il FIV non risiede solo nel sangue.
- I 'santuari anatomici' del virus. Le ricerche più recenti hanno inoltre dimostrato che il FIV non è confinato al circolo sanguigno. Il virus è in grado di stabilire serbatoi persistenti all'interno dei macrofagi presenti in numerosi tessuti, tra cui i linfonodi, il midollo osseo e il tratto gastrointestinale. Queste cellule possono ospitare il virus per anni, consentendogli di replicarsi lentamente senza essere distrutte. La presenza di questi serbatoi anatomici, spesso definiti viral reservoir, contribuisce al mantenimento di una viremia cronica e rappresenta uno dei motivi per cui l'eliminazione completa del virus rimane, ad oggi, una sfida ancora irrisolta.
4.NeuroFIV: quando l'infiammazione coinvolge il sistema nervoso
Oltre agli effetti sul sistema immunitario, il FIV può interessare anche il sistema nervoso centrale, provocando alterazioni neurologiche e comportamentali conosciute come encefalopatia associata al FIV. Questo aspetto della malattia ha reso il FIV un importante modello sperimentale per lo studio delle complicanze neurologiche dell'HIV nell'uomo.
- Il FIV non attraversa direttamente la barriera emato-encefalica. Per raggiungere il cervello sfrutta una strategia altamente efficace: utilizza monociti infetti presenti nel sangue che, una volta migrati nel sistema nervoso centrale, si trasformano in cellule della microglia. Una volta insediato nel tessuto nervoso, il virus non infetta direttamente i neuroni. Le evidenze più recenti indicano che il danno neurologico è principalmente indiretto. Le cellule della microglia e gli astrociti infetti rilasciano infatti mediatori dell'infiammazione, specie reattive dell'ossigeno (ROS) e sostanze neurotossiche, come alterazioni del metabolismo del glutammato. Questa persistente risposta neuro-infiammatoria determina un danno progressivo ai neuroni, favorendo la comparsa di deficit cognitivi, alterazioni del comportamento e altri segni neurologici che possono manifestarsi nei gatti FIV-positivi, soprattutto nelle fasi più avanzate dell'infezione.
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- Willett, B. J., et al. (2006). Mapping the domains of CD134 as a functional receptor for feline immunodeficiency virus. Journal of Virology, 80(15), 7744–7747.

